Com’è cambiato il patrimonio residenziale?
Ce lo dice Humans&Data
Ce lo dice Humans&Data
L’Osservatorio Riqualificazione Energetica racconta l’evoluzione degli edifici italiani
dal 2020 al 2025 per effetto delle riqualificazioni
Indice
Il periodo 2020-2025 ha segnato una svolta per il settore edilizio italiano. Grazie agli incentivi fiscali legati all’Ecobonus come lo sconto in fattura e la cessione del credito, terminati per tutti lo scorso dicembre 2025, si è infatti assistito a un notevole incremento delle riqualificazioni immobiliari, che ha offerto un’opportunità senza precedenti: per la prima volta nella storia delle costruzioni, è stato possibile raccogliere una mole di dati inedita che documenta in modo puntuale il risparmio energetico ottenuto, attraverso l’emissione dell’Attestato di Prestazione Energetica (APE) prima e dopo la realizzazione degli interventi.
A fare il punto è l’Osservatorio Riqualificazione Energetica condotto da Humans&Data.
La ricerca è basata su dati proprietari di Harley&Dikkinson, la società di consulenza con un’esperienza ventennale nella riqualificazione del territorio.
Il periodo 2020-2025
ha segnato una svolta
per il settore edilizio italiano.
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ha realizzato
la ricerca
Lo studio ha analizzato un campione di 2.177 interventi in Italia, che hanno garantito un salto minimo di due classi energetiche, come dimostrato dall’APE (Attestato di Prestazione Energetica), che fotografa quanto un immobile sia efficiente dal punto di vista energetico, assegnando una classe di consumo che va da A4 (la migliore) a G (la peggiore). Si tratta di interventi che, in oltre 7 casi su 10 (76%) hanno interessato gli edifici condominiali, categoria a sua volta composta per il 71% da condomìni con più di quattro unità immobiliari e per il 5% da condomini monoproprietari da 1 a 4 u.i. A seguire, con una quota del 19%, si posizionano gli interventi su edifici unifamiliari, mentre il 4% del campione è costituito da edifici di enti del terzo settore (IRPEF). Infine, una percentuale residuale, inferiore all’1%, include altre tipologie di immobili come Enti del Terzo Settore (IRES), Soggetti IRES Cooperativa Indivisa e Soggetti IRES Monoproprietari.
Riqualificazione energetica:
gli interventi in Italia tra il 2020 e il 2025
Secondo l’Osservatorio Riqualificazione Energetica, tra il 2020 e il 2025, gli interventi di efficientamento analizzati hanno riguardato un totale di 2,4 milioni di metri quadrati riqualificati e determinato un risparmio di CO₂ pari a 25,16 kg/mq anno.[1]
[1]Nota: L’insieme dei cantieri considerato per il calcolo della riduzione di CO₂, è stato ricampionato per completezza e omogeneità dei dati a 931 unità. Va inoltre ricordato che gli APE danno un calcolo teorico e non reale delle emissioni evitate, per il quale sarebbe necessario un monitoraggio costante e certificato dei consumi.
La quasi totalità degli investimenti, il 90%, è stata deliberata nel biennio 2021-2022: in particolare, analizzando la distribuzione del valore economico degli investimenti allocato per anno, si nota infatti che dopo un avvio nel 2020 (3%), si è verificato un picco significativo nel 2021 (39%) e soprattutto nel 2022 (51%), seguito da un drastico calo nel 2023 (3%) e da una parziale ripresa nel 2024 (4%).
La prevalenza dei lavori decisi nel biennio 2021-2022 è da legare all’impatto del Superbonus, la cui successiva rimodulazione degli incentivi ha avuto conseguenze dirette sul mercato. Secondo l’indagine Anaepa di Confartigianato, nel corso del 2024 la fine del Superbonus ha infatti determinato un calo del 22% negli investimenti per il recupero abitativo, con una riduzione complessiva del 10,8% nei primi dieci mesi dell’anno rispetto al 2023.
Edifici riqualificati:
la maggior parte sono degli anni 70-80
Secondo il censimento Istat, oltre la metà delle abitazioni italiane (56,3%) è stata costruita tra il 1961 e il 2000, con un picco di 12,5 milioni di case edificate solo nel ventennio 1961-1980, durante il boom economico.
Dall’analisi della superficie riqualificata condotta dall’Osservatorio Riqualificazione Energetica di Humans&Data emerge che gli interventi di riqualificazione si sono concentrati perlopiù su quelli costruiti dal 1973 al 1991, con ben 841.000 mq, seguito a breve distanza dal trentennio precedente, 1945-1972, con 763.000 mq.
Salto energetico di 4,5 classi: l'efficacia degli interventi di riqualificazione
L’analisi dei 2.177 cantieri esaminati dall’Osservatorio Riqualificazione Energetica rivela che gli interventi di riqualificazione hanno prodotto una variazione media di 4,5 classi energetiche, confermando l’elevata efficacia delle opere realizzate.
Prima dell’intervento, il patrimonio immobiliare analizzato era fortemente energivoro. I dati mostrano che tre quarti degli edifici (il 75,6%) si concentravano nelle classi energetiche più basse e inquinanti: la classe F rappresentava da sola il 30,2%, seguita dalla classe E con il 24,4% e dalla classe G con il 21,1%. Le classi ad alta efficienza (da A1 a A3) erano praticamente assenti, rappresentando complessivamente meno del 2% del campione.
Dopo l’intervento, lo scenario risulta radicalmente trasformato. Le classi più inefficienti sono quasi scomparse (la classe F scende a 0,1% e la G viene completamente eliminata), mentre si assiste a un vero e proprio balzo verso l’alta efficienza. La classe energetica più performante, la A4, diventa la più popolata, accogliendo un quinto (22,6%) degli immobili riqualificati. Complessivamente, il 60% degli edifici raggiunge una delle quattro sottocategorie della classe A (A1, A2, A3, A4), seguite dalle classi C (13,6%) e B (13,8%).
Prima dell’intervento, tre quarti degli edifici erano nelle classi energetiche più basse e inquinanti. Dopo l’intervento, il 60% degli edifici è in una delle quattro sottocategorie della classe A.
Gli interventi hanno spostato in massa il patrimonio edilizio dalla parte bassa e inefficiente alla sua estremità più virtuosa, realizzando una transizione energetica concreta e misurabile.
Come cambiano le classi energetiche
con i lavori di riqualificazione
Gli interventi hanno dunque spostato in massa il patrimonio edilizio dalla parte bassa e inefficiente della scala energetica alla sua estremità più virtuosa, realizzando una transizione energetica concreta e misurabile.
Il maggior numero di interventi ha interessato gli edifici che partivano dalle classi più inefficienti. In particolare, per gli immobili in classe G, il percorso di miglioramento più frequente li ha portati a raggiungere addirittura la classe A4 18% dei cantieri), mentre per quelli che partivano dalla classe F il traguardo più comune è stata la classe C (20% dei cantieri), seguita da D (19%) e A4 (18%). Infine, un numero significativo di edifici in classe E ha compiuto un balzo notevole, raggiungendo la classe A4 a pari merito della classe C (18% dei cantieri ciascuna) e la classe B (17,7%).
Gli edifici riqualificati sono soprattutto residenziali
Analizzando i miglioramenti della classe energetica in base alla tipologia di committente, emerge che i salti di classe più ampi si registrano nel settore residenziale (soggetti IRPEF) rispetto agli edifici di proprietà di soggetti IRES.
Il primato spetta agli edifici condominiali da 2 a 4 unità immobiliari riconducibili a un unico proprietario (Soggetto IRPEF Monoproprietario), che registrano un eccezionale salto medio di 5,6 classi. Subito dopo si posizionano gli edifici unifamiliari (Soggetto IRPEF Unifamiliare), con un miglioramento quasi identico, pari a 5,5 classi. A seguire si collocano gli Enti del Terzo Settore (sia IRPEF con 4,7 classi, sia IRES con 5), che mostrano comunque performance di rilievo.
Il condominio classico, ovvero quello con più di 4 unità immobiliari, pur rappresentando la tipologia di intervento più numerosa, si posiziona al terz’ultimo posto con un salto medio di 4,2 classi. Chiudono la classifica le altre categorie di soggetti IRES: le Cooperative a proprietà indivisa (4 classi) e i Soggetti IRES Monoproprietari, che registrano il miglioramento più contenuto (3 classi).
Zone climatiche più coperte dagli interventi
Per comprendere l’impatto degli interventi di riqualificazione, l’Osservatorio ha analizzato anche il contesto delle zone climatiche italiane: si tratta di una suddivisione del territorio italiano in sei aree (classificate dalla A, la più mite, alla F, la più fredda) basata sulle temperature medie che determinano, di conseguenza, anche il fabbisogno energetico degli edifici. I consumi per la climatizzazione invernale, per esempio, sono proporzionali al prodotto tra i Gradi Giorno (GG) e la popolazione residente. Da ciò emerge che la zona climatica E (che include per esempio la Pianura Padana e gran parte degli Appennini), essendo la più popolata con oltre il 45% dei residenti, è quella con il peso maggiore sui consumi energetici nazionali. All’opposto, la zona B ha un peso minore, mentre la A è quasi irrilevante a livello nazionale.
Dall’analisi emerge che la maggior parte dei lavori (31,7% degli interventi) è stata eseguita in zona D, che comprende soprattutto le aree costiere della penisola e le zone centrali delle isole. Segue a ruota la zona E con il 29,1% degli interventi. Guardando invece alla superficie riqualificata, il primato per metri quadri rinnovati spetta alla zona E (843.280 mq), seguita dalle zone D (594.640 mq), B (414.680 mq) e C (386.420 mq), suggerendo che in zona E sono stati realizzati interventi mediamente più estesi.
Nell’analisi del risparmio di CO₂ per zona climatica[1], emerge una generale corrispondenza tra numero di cantieri e diminuzione di CO₂ (zona D: 25,16 kg/mq anno) tranne per le due zone climatiche più estreme dove il risparmio è maggiore nelle zone più fredde, dimostrando come gli interventi di efficientamento nei climi più rigidi, quindi dove il riscaldamento è più intensivo, producono il massimo beneficio ambientale (A: 4 interventi – 11,12 kg/mq anno; F: 6 – 30,31 kg/mq anno).
[1] Tenendo sempre in considerazione il ridimensionamento del campione a 931 unità per omogeneità e completezza dei dati.
Risparmio in bolletta:
l'impatto economico della riqualificazione
Nel 2024, secondo i dati OIPE, il 9,1% delle famiglie italiane (2,4 milioni) si trovava in condizione di povertà energetica, ovvero la mancanza di accesso ai servizi energetici essenziali che garantiscono livelli di vita e di salute dignitosi: secondo l’Unione Europa, tale condizione si verifica quando la spesa per l’energia incide in modo sproporzionato sul reddito, e si lega anche all’inefficienza energetica delle abitazioni.
Diventa quindi di grande interesse individuare il risparmio economico generato dagli interventi di riqualificazione. Utilizzando come riferimento il costo medio della materia prima energetica (PUN) del primo quadrimestre 2025, l’Osservatorio Riqualificazione Energetica di Humans&Data rivela un risparmio economico medio stimato di 12,1 € al metro quadro[1]. In particolare, emerge che maggiore è l’inefficienza iniziale dell’edificio, più consistente è il risparmio economico generato dall’intervento. Un immobile che parte dalla classe G e raggiunge la classe A4 ottiene per esempio un risparmio record di 28,38 €/mq. Passare da una classe F a una A4 genera un risparmio di 21,14 €/mq, mentre un immobile che passa da una classe C alla stessa A4 ottiene un risparmio di 11,58 €/mq, a conferma che intervenire sul patrimonio edilizio più obsoleto è la strategia più efficace per massimizzare i benefici economici per le famiglie.
Interessante notare come il risparmio economico medio rispetto all’anno di costruzione dell’immobile si attesti a livelli più alti dove l’edificio è più vetusto (15,61 €/mq anno, per edifici costruiti prima del 1945).
[1] Il calcolo del risparmio è stato impostato a partire dall’indice di prestazione energetica EPgl,nren presente sul documento APE, moltiplicandolo per la superficie dell’immobile ed ottenendo la stima del fabbisogno annuo espresso in kWh/anno. Questo valore è stato poi moltiplicato per il prezzo medio dell’energia nella finestra temporale di riferimento, per calcolare il risparmio economico come confronto tra il valore ottenuto nel calcolo prima e dopo i lavori.
Risparmio economico medio al metro quadro per committente
Considerando il risparmio medio generale di 12,1 € al metro quadro, una famiglia che vive in un appartamento riqualificato di 100 mq all’interno di un condominio, il risparmio annuo in bolletta supera i 1.100 €. Il beneficio economico diventa ancora più consistente per chi abita in una villetta unifamiliare, dove il risparmio annuo può superare i 1.800 €.
Cappotto, impianto fotovoltaico e intervento antisismico: i lavori più richiesti in Italia
In quasi la totalità dei cantieri italiani che interessano l’intero edificio, l’intervento più richiesto è il cappotto termico (oltre il 96%), confermandone l’importanza nella riqualificazione energetica. Seguono l’inserimento di un impianto fotovoltaico con (53%) e senza accumulo (55%) e dall’intervento antisismico (48,3%).
Gli appartamenti, invece, hanno scelto per l’84,6% dei casi di sostituire gli infissi e per il 72,4% la caldaia. Compare come terza scelta (nel 41% dei casi) l’installazione di schermature solari. Interessante infine è la scelta del privato in condominio di inserire l’impianto fotovoltaico (37,6%).
Guardando alla tipologia di immobile, si rivelano priorità di riqualificazione diverse. Nei condomìni, sia quelli con più di quattro unità immobiliari sia quelli più piccoli (anche se monoproprietari), il cappotto termico si conferma tra gli interventi principali (99,2%), seguito dall’intervento antisismico (53%).
Nelle villette unifamiliari, invece, le priorità sono la sostituzione della caldaia (spesso con l’installazione di una pompa di calore) nel 95,6% dei casi e l’impianto fotovoltaico o solare termico nel 89,6%, che indicano una strategia orientata all’autonomia e all’efficienza degli impianti tecnologici. Al terzo posto abbiamo la scelta di sostituire gli infissi con l’88,4% dei casi.
La mappa degli interventi di riqualificazione in Italia
L’Osservatorio Riqualificazione Energetica condotto da Humans&Data ha realizzato inoltre una mappa delle regioni per mostrare dove e in che misura sono stati realizzati gli interventi di efficientamento in tutta la penisola.
Emerge una netta concentrazione in specifiche aree del Paese. La Sicilia si distingue come la regione con la percentuale più alta di interventi, rappresentando da sola il 21% del totale. Seguono, con una quota molto significativa, la Campania con il 14% e la Lombardia, che si attesta come prima regione del Nord con il 12% dei cantieri.
Complessivamente, queste tre regioni da sole coprono quasi la metà del totale degli interventi.
Anche la Calabria mostra una partecipazione rilevante con l’8%, seguita da un gruppo di regioni con percentuali intermedie, Lazio (7%), Abruzzo (6%) ed Emilia-Romagna (5%). La maggior parte delle altre regioni si posiziona al di sotto del 5%, con valori che scendono fino a percentuali minime come l’1% del Trentino, della Liguria e della Basilicata, indicando una partecipazione molto più limitata a questo tipo di interventi.
Prendendo in considerazione la superficie totale riqualificata, la distribuzione geografica degli interventi premia la Sicilia e la Lombardia, che da sole rappresentano una porzione notevole del totale, con rispettivamente 529.745 mq e 501.324 mq di superfici rinnovate.
A notevole distanza, si posizionano altre due regioni con volumi molto significativi: la Campania, con 288.215 mq, e il Lazio, con 242.420 mq. Seguono poi la Calabria ( 145.613 mq) e l’Emilia-Romagna (112.462 mq).
La maggior parte delle altre regioni italiane mostra valori decisamente più contenuti, spesso inferiori ai 100.000 mq. In fondo alla classifica, con le superfici riqualificate più esigue, si trovano la Liguria e la Basilicata, entrambe con meno di 10.000 mq.
Se si osserva la performance a livello geografico per quanto riguarda la variazione media di classe energetica, le regioni che hanno ottenuto il miglioramento medio più elevato sono la Sardegna (con un salto medio di 5,6 classi), la Puglia (con 5,4 classi) e la Calabria (5,2 classi). I “salti” di classe più contenuti li registrano invece Friuli-Venezia Giulia (3,3), Toscana (3,5) e Lombardia (3,6).
Gli interventi di riqualificazione in Italia
In quali regioni e in che misura sono stati realizzati gli interventi di efficentamento.
È nel Sud il “salto più alto”, guida la Sardegna
L’analisi delle classi energetiche raggiunte dopo gli interventi fotografa una interessante dicotomia territoriale tra il Nord e il Sud Italia.
Il Mezzogiorno (con il 61,6% di cantieri) si distingue per un salto di classe energetica elevato, con la maggior parte degli interventi che porta gli edifici nelle classi più performanti. La classe A4 è la destinazione più comune (29,8% sul totale di cantieri nel Mezzogiorno), con picchi di cantieri che partivano da una classe F ( 26,7%) e da una classe E (25,7%). Anche le classi A2 e A1 rappresentano traguardi molto frequenti, dimostrando una tendenza diffusa verso una riqualificazione importante.
Il Nord Italia (con il 25% dei cantieri italiani), pur mostrando un netto miglioramento rispetto alle condizioni di partenza, presenta un quadro differente, con gli interventi che si polarizzano verso le classi energetiche intermedie C (19,4% sul totale dei cantieri del Nord) e B (16,7%).
La spiegazione di questa divergenza risiede con ogni probabilità nella diversa tipologia di edifici riqualificati: l’elevata incidenza di interventi su villette unifamiliari al Sud permette di raggiungere più facilmente le massime prestazioni energetiche. Al contrario, la maggiore presenza di condomìni al Nord porta a ottimi risultati di efficientamento, che si traducono però più spesso nel raggiungimento delle classi C e B.
Focus regionali
Abruzzo: un quinto degli edifici passati in classe A4
Abruzzo: un quinto degli edifici passati in classe A4
Andando nel dettaglio, in Abruzzo, che rappresenta il 6,3% dei cantieri italiani analizzati, i risultati della riqualificazione energetica mostrano un quadro particolarmente variegato. Da un lato, si registra una forte spinta verso l’eccellenza: un quinto degli edifici ha raggiunto la classe A4, la più performante. È significativo notare come molti di questi immobili provenissero da classi molto basse come la F e la G, compiendo un salto di qualità energetica eccezionale. A questo risultato di punta si affiancano i numerosi edifici approdati in classe A2 (15,3%) e A1 (13,1%), a conferma di una diffusa tendenza alla riqualificazione profonda.
Dall’altro lato, emerge un secondo gruppo consistente di interventi che, pur con salti di classe più contenuti, hanno avuto un impatto interessante sul patrimonio edilizio più obsoleto. È il caso dell’13,1% degli edifici che ha raggiunto la classe C e del 11,6% approdato in classe A3. Anche in questa casistica, la maggior parte degli immobili partiva dalle condizioni peggiori (classi F e G), ottenendo un miglioramento di una o due classi.
Calabria: riqualificazione energetica verso la classe A
Calabria: riqualificazione energetica verso la classe A
La Calabria (8% del totale in Italia), si distingue per la spinta verso la massima efficienza energetica, con il 41% degli edifici che ha raggiunto la classe A4. Il risultato è ancora più notevole se si considera che la maggior parte di questi immobili partiva dalle classi energetiche più basse, come la E (28%) F (23%) e la G (20%), realizzando in alcuni casi un salto di 9 classi di miglioramento.
La tendenza alla riqualificazione profonda è confermata anche dai risultati ottenuti nelle altre classi A: si contano infatti il 15% dei cantieri sia in A1 che in A3 e l’11,3% in A2.
A differenza di altre realtà regionali, in Calabria gli approdi a classi energetiche intermedie come la C (9% dei cantieri) o la B (6,6%) rappresentano una quota decisamente minoritaria degli interventi. Il quadro calabrese mostra quindi una decisa strategia di riqualificazione orientata al raggiungimento dei più alti standard di efficienza energetica disponibili.
La Campania spinge verso l’eccellenza energetica
La Campania spinge verso l’eccellenza energetica
In Campania (14%) l’analisi rivela un quadro di riqualificazione energetica eterogeneo. Il traguardo più frequentemente raggiunto è la classe A4, con oltre un quinto degli edifici. All’interno di questo gruppo, il passaggio più comune è stato quello dalla classe F, seguita dalla classe E, indicando una forte tendenza alla riqualificazione profonda per gli immobili più energivori.
Significativo anche il numero di interventi che portano alla classe B, raggiunta dal 17% dei cantieri regionali: in questo caso, il dato più eclatante è il passaggio dalla classe E alla B, che da solo rappresenta il 7,3% degli interventi totali nella regione.
Anche le classi intermedie e alte mostrano numeri importanti: la classe A2 è stata raggiunta da 47 cantieri, la A1 da 44 e la C da 41. I dati confermano un quadro dove a una spinta verso l’eccellenza della classe A si affianca un’interessante opera di miglioramento che porta a un significativo avanzamento verso le classi B e C, specialmente per gli edifici che partivano da una condizione di alta dispersione energetica.
L’Emilia Romagna punta sul miglioramento degli edifici più energivori
L’Emilia Romagna punta sul miglioramento degli edifici più energivori
In Emilia-Romagna (5% sul totale italiano), l’analisi evidenzia come la riqualificazione si concentri sul miglioramento degli edifici più energivori, portandoli a classi energetiche intermedie, piuttosto che puntare all’eccellenza delle classi A. La classe C è infatti il traguardo più frequente, raggiunto da un quinto degli edifici. Segue la classe B (19,5%); anche la classe D rappresenta un approdo molto comune, con il 15,3% degli interventi, divisi tra partenze dalla classe F e G.
Queste tre classi (B, C e D) costituiscono la destinazione per oltre la metà degli interventi. Al contrario, le classi A, pur presenti, registrano numeri inferiori (15,3% in A1 e solo il 7,6% in A4). Il quadro che emerge è quindi quello di una strategia di riqualificazione focalizzata sul portare un gran numero di edifici dalle peggiori condizioni di partenza (F e G) a un livello di efficienza energetica buono e sufficiente.
Lazio: risanamento su ampia scala
Lazio: risanamento su ampia scala
Nel Lazio, l’analisi dei cantieri (7% sul totale del Paese) rivela un quadro di riqualificazione a due velocità: da una parte si punta all’eccellenza con salti di classe notevoli, dall’altra si attua un’essenziale opera di risanamento su larga scala, portando il patrimonio edilizio più obsoleto a un livello di efficienza buono e certificato.
Infatti, a raggiungere la classe A4 è il 17,4% degli edifici, la maggior parte dei quali proveniva dalle classi più energivore, la F e la G, compiendo un vero e proprio balzo in avanti in termini di performance. A questo si aggiungono i buoni risultati nelle altre classi A (A3, A2, A1), che insieme raccolgono un terzo degli interventi.
Un quinto dei cantieri ha invece portato al raggiungimento della classe C, che rappresenta il traguardo finale più comune, con la quasi totalità degli immobili che partiva da classi E, F, G. A completare questo quadro contribuiscono i consistenti numeri di edifici approdati in classe D (13,5%) e in classe B (12,9%).
Lombardia: classe C il traguardo più comune
Lombardia: classe C il traguardo più comune
In Lombardia, con oltre un decimo dei cantieri italiani (11,7%), i risultati finali sono polarizzati. La classe C è il traguardo più comune, raggiunto da oltre un edificio su cinque: oltre la metà di questi partiva dalla classe F. Subito dopo si posizionano la classe D (19,6%), la classe A1 (15,7%) e la classe B (15,3%). Insieme, queste quattro classi (A1, B, C, D) rappresentano la destinazione finale della maggioranza degli interventi.
Al contrario, le classi più performanti in assoluto, come la A4 e la A3, pur essendo presenti, registrano numeri inferiori, attestandosi rispettivamente sul 7,8% e l’8,2%.
Sardegna, metà dei cantieri per la classe A4
Sardegna, metà dei cantieri per la classe A4
In Sardegna (4,7% del totale in Italia), l’analisi dei cantieri mostra una tendenza verso una riqualificazione energetica di altissimo livello, con una grande concentrazione di interventi che hanno portato gli edifici a raggiungere la classe A4 (42,1%). All’interno di questo gruppo, spicca in modo preponderante il miglioramento degli edifici che partivano dalla classe F.
Questa forte propensione alla riqualificazione profonda è confermata anche dai risultati nelle altre classi A: si conta il 16,6% dei cantieri che ha raggiunto la classe A1, il 12,7% approdato in A2 e un ulteriore 10,8% in A3. Complessivamente, le classi A rappresentano la destinazione finale per la maggior parte degli immobili riqualificati. Le classi energetiche intermedie e basse sono invece destinazioni residuali.
Sicilia: il maggior numero di cantieri in Italia
Sicilia: il maggior numero di cantieri in Italia
La Sicilia, con il 21% dei cantieri italiani, rappresenta il campione più vasto tra le regioni e mostra una delle più imponenti e decise spinte verso l’alta efficienza energetica.
Il dato più significativo è il picco di interventi che hanno portato gli edifici alla classe A4, quasi un terzo dei cantieri, dimostrando una preferenza per la riqualificazione profonda. I passaggi più frequenti verso la classe A4 provengono da classi di partenza intermedie, come la C (26,6% dei cantieri) e la D (25,9%), indicando un salto di classe notevole.
La tendenza all’eccellenza è confermata dai numeri registrati anche nelle altre classi A: il 15,6% cantieri ha raggiunto la classe A2; il 13% ha ottenuto la classe A3 e il 12,4% è approdato in classe A1.
Complessivamente, le classi A rappresentano la destinazione finale per la maggior parte degli immobili. Non manca in ogni caso l’approdo a classi intermedie come la B (11,7%) e la C (8%).
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